LO SGORBIETTO

un semplice, ma raffinato, preamplificatore phono MM

di Marco Franchi

 


Premessa generale

Questo preamplificatore fu da me progettato e realizzato agli inizi di questo decennio per sopperire ad una mia urgente necessità: purtroppo, dopo circa tredici anni di onorato servizio, il mio amatissimo amplificatore Technics SU-V470 decise di lasciarmi, costringendomi a trovare un rimpiazzo adeguato; un colpo di fortuna mi permise non solo di trovare tale rimpiazzo in un negozio della mia zona, ma addirittura di fare il salto di categoria, facendomi acquistare ad un prezzo convenientissimo un amplificatore Monrio MJ (1) nuovo di pacca.

Tale amplificatore, veramente di una qualità che prima mi ero solo sognato, aveva però un piccolo difetto: era privo di stadio phono per una precisa scelta merceologica della ditta costruttrice, che commercializzava un pre phono esterno (2) di qualità stellare ma ahimè decisamente costoso per le tasche di un povero studentello squattrinato quale ero, e oltretutto difficilmente reperibile, oggi come allora.

Sono sempre stato (e lo sono tutt'ora) un fiero sostenitore dell'analogico, e i miei vari impianti avevano (e hanno) come sorgente principale il giradischi; da qui la necessità di avere uno stadio phono adeguato; visto che il mio percorso scolastico mi aveva fornito le nozioni tecniche necessarie a progettare e realizzare tale apparecchio, mi lanciai nell'impresa.

 

Premessa tecnica

Come tutti voi saprete senz'altro, non è possibile collegare direttamente ad un ingresso di linea di un qualunque amplificatore un comune giradischi: questo perchè il segnale in uscita dal fonorivelatore (3) non solo è di livello molto più basso rispetto ad altre sorgenti quali lettori cd o sintonizzatori, ma oltretutto è pesantemente equalizzato (4) e, prima di consegnarlo all'ingresso dello stadio di potenza, va opportunamente amplificato e linearizzato.

 

 

Il circuito

 

FIG.1 Il circuito di amplificazione, un solo canale.

 

Quello che sto per descrivere, altro non è che un semplice stadio phono adatto ad amplificare e equalizzare opportunamente il segnale proveniente da un fonorivelatore di tipo MM (ovvero Magnete Mobile) e consegnarlo in una forma opportuna all'ingresso dell'amplificatore di potenza; non è assolutamente adatto a gestire fonorivelatori di tipo MC (Moving Coil, ovvero a bobina mobile), in quanto manca del guadagno necessario, è rumoroso e ha una impedenza d'ingresso troppo alta per questo genere di trasduttori.

Tornando al nostro circuito, esso può venire realizzato in mille maniere differenti, a valvole, a operazionali o a componenti discreti, con equalizzazione attiva, semi-passiva oppure totalmente passiva; quello che ho scelto io è una configurazione a due stadi di guadagno, realizzati entrambi mediante amplificatori operazionali, con in mezzo una cella equalizzatrice totalmente passiva.

Ho fatto questa scelta per diversi motivi:  l'uso degli operazionali permette una progettazione facile e veloce, inoltre la reazione negativa, necessaria al funzionamento di questi blocchi circuitali, permette di ottenere con una buona sicurezza dei valori di rumore e distorsione compatibili con l'uso che ne vogliamo fare; infine, l'uso di una equalizzazione passiva mi permette di non far variare con la frequenza il tasso di reazione dell'amplificatore d'ingresso e di conseguenza le sue caratteristiche ingresso-uscita; fatto che si ripercuote, positivamente, sulle prestazioni sonore del circuito.

La scelta dell'operazionale è ricaduta sull'OP275, un duale prodotto da Analog Devices, di cui ho utilizzato un esemplare per canale; l'avevo già provato a suo tempo nello stadio di uscita del mio lettore cd modificato e mi era piaciuto il suono, dal punto di vista tecnico si tratta di un notevole passo avanti rispetto al classico NE5532 ad un prezzo ancora umano.

Come potete ben vedere in figura 1, sul circuito in realtà non c'è molto da dire: la rete di equalizzazione RIAA, formata da R4, R5, C4 e C5, è posta in mezzo ai due stadi di guadagno (non invertenti) e totalmente esclusa dalle singole reti di reazione; inoltre, i gruppi di condensatori C1, C2 e C3, nonché C6, C7 e C8 si occupano da un lato di tenere sotto controllo l'offset in uscita, dall'altro di fornire un filtraggio subsonico che smorza gli effetti delle ondulazioni dei dischi. Sul circuito, ma on riportati in figura, ci sono dei bypass, fatti con condensatori da 220nF/63VL al poliestere e saldati a stretto contatto con i piedini relativi alle alimentazioni degli op-amp.

Per onestà devo concludere dicendo che alla fine il circuito è venuto molto simile a quello presentato a suo tempo da Luca Comi su CHF n. 23 e 24: la rete RIAA è proprio quella (ne ho provate diverse ma questa è risultata il miglior compromesso tra prestazioni e facilità di realizzazione), mentre sia la distribuzione dei guadagni dei singoli stadi che l'alimentatore sono (ben) diversi; beh, a volte capita; a proposito di alimentazione....

 

L'alimentatore.

Anche qui niente voli pindarici, ma qualche trucchetto che, a costo zero o quasi, permette il buon funzionamento di tutto l'apparecchio: come potete vedere dalle figure, l'alimentatore si divide in due parti, esternamente abbiamo un blocco circuitale composto da trasformatore con uscita duale 24+24VAC, un ponte raddrizzatore formato da quattro diodi 1N4007 e un primo banco di livellamento e filtraggio costituito da due condensatori elettrolitici da 1000uF/50VL a loro volta bypassati da due condensatori da 220nF/63VL in poliestere; questo blocco porta la corrente, tramite due cavetti a quattro poli più schermo (uno per canale), al circuito stabilizzatore, realizzato (sempre uno per canale) direttamente sulla board del circuito audio.

Questo stabilizzatore è così composto: un ulteriore blocco di filtraggio costituito sempre da due condensatori da 1000uF/50VL, sempre bypassati tramite due  due condensatori da 220nF/63VL in poliestere, una coppia di stabilizzatori LM7818 (per il rail positivo) e LM7918 (per il rail negativo), entrambi dotati dell'opportuno diodo di protezione (realizzato con un 1N4007) e, all'uscita di questi un banco finale composto da due condensatori da 470uF/25VL in parallelo tra loro per ramo, naturalmente sempre bypassati da due condensatori da 220nF/63VL in poliestere (uno per condensatore). La scelta di alimentare il circuito a +-18 Volt, invece dei canonici 12 o 15, è dettata dal cercare di massimizzare l'accettazione del segnale in ingresso rispetto al guadagno.

 


 

Conclusioni.

Sono sempre stato molto soddisfatto delle prestazioni sonore di questo oggetto: abbinato alle testine che ho avuto (Grado Gold, ADC XLM ,Sumiko Oyster) ha sempre dato un suono timbricamente corretto e trasparente, giustamente dinamico ma raffinato, pienamente in grado di far sentire le differenze tra le varie testine e le varie incisioni; attualmente è in pensione a causa della mia scelta di passare a fonorivelatori di tipo MC a bassa uscita (nella fattispecie, una costosissima Benz Micro Wood L2), ma non è detto che prima o poi non riesca ad assemblare un secondo impianto, nel qual caso tornerà a fare il suo dovere.

 

Note e Bibliografia.

(1)   Recentemente la Monrio ha commercializzato un altro amplificatore con il nome MJ, purtroppo ben diverso dal precedente: mentre il mio era un 40W/8Ohm in classe AB, con stadio finale a mosfet, quello nuovo è un 100W/8Ohm in classe D.

(2)   Questo stadio phono, sia MM che MC, si chiamava ADN, era totalmente a componenti discreti ed era contenuto in un contenitore totalmente in alluminio (come del resto anche l'amplificatore) di larghezza opportuna in modo che, una volta affiancato all'amplificatore (o al preamplificatore di linea Primus) formasse un insieme largo 43 cm. Come se non bastasse, nel solito tipo di contenitore veniva anche commercializzato un convertitore D/A, il 18B. La scelta di fare tale stadio esterno fu dettata, oltre a ragioni di massimizzazione delle prestazioni,anche da motivazioni di carattere commerciale: a quei tempi l'analogico era in forte declino mentre il digitale cominciava a fornire prestazioni convincenti percui il prodotto fu offerto in questa maniera: a chi interessava solo l'amplificatore MJ acquistava solo quello, risparmiando non poco (l'integrato costava ben 1.600.000 delle vecchie lire, il pre phono e il convertitore richiedevano altre 800.000 lire circa per ciascuno), poi a chi interessava l'analogico comprava anche il pre phono, a chi interessava il digitale comprava il DAC.

(3)   Le tensioni di uscita di un fonorivelatore MM vanno in media dai 3 ai 7mVrms, le MC ad alta uscita sono intorno ad 1mVrms, le MC classiche a bassa uscita vanno dai 0,1 ai 0,5mVrms; come potete ben capire necessitano di molta più amplificazione rispetto ad un lettore CD che esce in media a 2Vrms.

(4)   Per cercare di minimizzare rumori e distorsione, il segnale inciso nei dischi è equalizzato in maniera tale da attenuare le basse frequenze e esaltare le alte (equalizzazione RIAA); per poter riprodurre correttamente tale segnale occorre un circuito che operi al contrario, linearizzando così il tutto.

 

 

 

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