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Recensione del DAC M2tech Young

 

1)     Introduzione:

L’oggetto che andiamo a recensire questa volta è un convertitore digitale-analogico di nome Young e prodotto dalla M2Tech, giovane e dinamica azienda pisana che ha già riscosso significativi successi, sia in patria che all’estero.

Questa azienda è venuta alla ribalta internazionale con la commercializzazione della pennetta HiFace, un simpatico oggettino che permetteva di convertire (primo tra tutti) con qualità assoluta il segnale musicale proveniente dall’interfaccia USB nella più diffusa interfaccia SPDIF, consentendo così di sfruttare la totalità dei convertitori in commercio, per l’allora nascente  fenomeno della musica “liquida”.

Da allora di acqua ne è passata sotto i ponti, l’azienda si è ingrandita ed evoluta, offrendo un ventaglio sempre più ampio di prodotti, tutti nel settore  delle sorgenti digitali (dac, adc e conversione di formati), ponendo la stessa M2Tech tra le aziende leader operanti in questo tipo di  tecnologia.

Tornando allo Young, la particolarità di questo prodotto è di essere compatibile con ogni tipo di segnale digitale, fino ad una risoluzione di 32bit 384 KHz, transitante attraverso ogni tipo di interfaccia digitale, il che lo rende praticamente universale nel suo impiego.

2)     Descrizione tecnica:

Come ho già detto nell’introduzione, lo Young accetta in pratica ogni tipo di segnale digitale in ingresso, dall’AES/EBU (bilanciato) all’SPDIF (due ingressi) passando per l’interfaccia Toslink (ottica) e l’USB con protocollo di ricezione di tipo asincrono (sfruttante driver proprietari per le massime risoluzioni).

In uscita abbiamo una coppia di rca (niente uscite bilanciate) che restituiscono un segnale leggermente eccedente lo standard: infatti sono dichiarati 2,65Vrms in uscita al posto dei canonici 2Vrms, e la cosa ci sembra decisamente positiva, avvantaggiandoci non poco nel caso di collegamenti poco canonici,tipo preamplificatori passivi o comunque in caso di scarso guadagno da parte delle elettroniche a valle.

Tra le molte chicce circuitali presenti all’interno di questo dac vorrei segnalarvene tre: la prima è il filtro digitale proprietario, realizzato mediante una logica programmabile Xilinx, usato al posto del filtro integrato nel chip di conversione (un PCM1795 della Texas Instruments) e che permette migliori performances nella risposta impulsiva; la seconda è l’utilizzo di due diversi oscillatori a basso jitter, uno per le frequenze multiple di 44,1KHz e uno per le frequenze multiple di 48KHz, in modo da minimizzare alterazioni e aberrazioni varie nel segnale ricostruito. In ultimo la terza chicca: all’interno del circuito sono presenti degli isolatori digitali che ostacolano il propagarsi di interferenze tra sezioni diverse dell’apparecchio e che potrebbero disturbare non poco il risultato finale.

Passando alla costruzione fisica dell’oggetto, questo è realizzato su un’unica motherboard a doppio strato, contenuta in un estruso di alluminio che fa apparire la costruzione piuttosto monolitica; inoltre, la griglia frontale che scherma il display a led rende l’aspetto dello Young sicuramente hi-tech  ma con un retro-gusto vintage, rendendo il tutto un valido esempio del design made in italy.

Per finire, l’alimentazione è fornita da un’unità esterna a muro adeguata ai fabbisogni energetici del dac; per chi volesse è possibile acquistare il Palmer, una unità di alimentazione che sfrutta una batteria ai polimeri di litio e che promette significativi miglioramenti delle prestazioni dello Young.

3)     Le modalità della prova:

La prova dell’oggetto si è svolta in tempi e luoghi diversi nell’arco di un mesetto circa: per la maggior parte del tempo lo Young ha stazionato nell’impianto di casa mia (lettore cd Audio Analogue , amplificazione Audio Research e diffusori Sonus Faber), intervallato da un paio di prove collettive, tenutesi in due venerdì consecutivi nella sede del nostro club, attaccato ad alcune delle nostre (migliori) realizzazioni; per finire, una veloce ma esaustiva prova in un impianto top a base di diffusori ed elettroniche Sanders dal costo complessivo pari a quello di una berlina ben accessoriata. Durante tutto il periodo della prova sono stati usati sia i nostri cd player (sia come meccanica che come paragone) sia dei computer basati su sistemi operativi Microsoft e  Apple, entrambi ottimizzati per la fruizione di musica liquida, anche in alta definizione; nel caso di utilizzo di computer è stato usato sia l’ingresso USB asincrono che l’ingresso SPDIF tramite la pennetta HiFace (prima versione).

4)     La prova:

Dal punto di vista timbrico il dac sfodera una prestazione di ottimo livello, giustamente neutro e trasparente offre una gamma bassa esemplare per pulizia, controllo ed articolazione; la gamma media è perfettamente illuminata, rendendo così piacevoli e veritiere le voci (soprattutto le femminili), a  chiudere il tutto una gamma alta ben estesa e senza esaltazioni o altro che possa creare asprezze o grana.

Dinamicamente lo young è abbastanza sveglio, riuscendo così a seguire tutte le escursioni del segnale musicale, anche quello più intricato, senza perdere fuoco.

A proposito di fuoco: anche sul fronte della ricostruzione prospettica il nostro convertitore ha da dire la sua, esibendo una prestazione di tutto rispetto in tutte e tre le dimensioni (con una leggera predilezione per la profondità), scontornando con precisione gli  “attori” presenti sulla scena.

Per finire parliamo degli interfacciamenti: dalle nostre numerose prove è emerso che questa macchina predilige, almeno per quanto riguarda lo stadio di potenza, lo stato solido; infatti con un finale a stato solido di buona potenza e velocità si riescono ad esaltare tutte le caratteristiche sonore dello Young, cosa non possibile coi valvolari, anche di nobile lignaggio; sul fronte della preamplificazione è possibile l’uso di valvole, purchè queste non siano troppo caratterizzanti e/o rendano il messaggio sonoro “colorato”.

5)     Conclusioni:

Siamo stati contenti di provare questo valido prodotto della M2Tech, rimane la curiosità di ascoltarlo in abbinamento al Palmer, così come la voglia di provare altri prodotti della casa pisana.

 

Marco Franchi

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