1947 Nasce il Williamson

Quando è nata l’Alta Fedeltà? Gli esperti e gli storici del settore ne fanno risalire i natali agli inizi della seconda metà degli anni ’40, a guerra conclusa. Lo sviluppo di amplificatori audio sempre migliori, i trasduttori con gamma di frequenze riproducibili sempre più ampie, l’avvento dei dischi a 45 giri e degli LP a 33 giri e 1/3 iniziavano ad offrire qualcosa di più gradevole alle orecchie delle gracchianti radio e dei giradischi a 78 giri, letti praticamente da un chiodo. Americani e inglesi, ma anche i tedeschi prima del conflitto, si stavano ingegnando per tirare fuori qualcosa di veramente buono dal cilindro magico.

Furono però gli inglesi, ricercatori e sperimentatori da sempre, a tirare fuori il coniglio dal cilindro per primi.

Lo scozzese ing. Theodore Nelson Williamson (1923-1992) sulla rivista Wireless World pubblicò nella primavera del 1947, a partire dal mese di aprile, una serie di articoli sul suo geniale amplificatore, ovviamente valvolare, che offriva una risposta piatta di ampiezza sorprendente anche oggi. Fu così che per quasi tutti il 1947 divenne l’annus mirabilis dell’Alta Fedeltà, quella vera. Era nato l’amplificatore WIlliamson, omonimo del suo inventore, che divenne presto il padre e il nonno di tanti, tantissimi finali valvolari, diventati, a torto o a ragione, più famosi del loro antenato.

Nel 1974, anno “anagramma” di quello del Williamson, ero un ragazzo di 22 anni abbastanza capellone (incredibile, eh?) che si era avvicinato e addentrato nell’elettronica quasi per caso, avendo studiato materie tecniche, ma soprattutto aviatorie. A Roma bazzicavo assiduamente ambienti popolati da tecnici e ingegneri elettronici veri, da radioamatori di tutti i tipi, da bruciatransistor e bruciaresistenze (io ero ovviamente membro attivo di questa categoria di cortocircuitari….). Erano tutti comunque sperimentatori incalliti, come me, e ci si incontrava la sera in vecchi laboratori di riparazioni radio-TV, che di fatto erano diventati luoghi di condivisione e di scambi, di tutto un po’. Li chiamavamo “covi”, ma erano di fatto i precursori degli attuali forum. Sono trascorsi esattamente 50 anni, e purtroppo oggi a Roma tutto questo non esiste più. Ma per fortuna l’ho ritrovato a Pisa & dintorni!

In questa situazione mi imbattei nel numero di maggio 1974 di CQ Elettronica (che acquistavo regolarmente con Nuova Elettronica, Onda Quadra, Sperimentare, Radio Elettronica, Radio Pratica, Elettronica 2000, e tante altre). Rimasi folgorato sulla via di Damasco leggendo quel fondamentale articolo di Bartolomeo Aloia che, disquisendo di stereofonia e alta fedeltà, scrisse di quel valvolare di nonno Williamson. Non resistetti: mi recai alla biblioteca del CNR di Roma dove, ovviamente, trovai il numero di Aprile 1947 di Wireless World, che prontamente fotocopiai. Fino a quel momento avevo costruito qualche amplificatoraccio al germanio (pur suonante con decenza) dalle Application Notes di Philips e Siemens, con i gloriosi AC187K, AC188K, AD161 e AD162, nonché un pre e finale dalle A.N. di SGS al silicio, il pre DN21 e il finale a simmetria quasi complementare AF12 (che mi ha lasciato l’imprinting in questo senso), di cui andavo molto fiero e che ancora conservo da qualche parte in garage. Alcuni transistor finali dell’AF12, TO-3 BD117 defunti, finirono miseramente come decorazioni del mio cappello universitario nero di ingegneria. Avrei voluto costruire molto volentieri il Williamson, ma non lo feci mai, frustrato dai costi e dalla reperibilità delle valvole e dei trasformatori di uscita. All’epoca i negozi di componenti elettronici a Roma abbondavano, ma i trasformatori Partridge costavano un occhio della testa, e forse anche due, e io avevo le tasche quasi deserte. Il Williamson rimase nel mio cassetto dei sogni d’oro, dov’è ancora.

Ma cosa avete fatto voi con e per il Williamson e figli? Sicuramente molto di più di me (cioè zero) e molto meglio. A partire dagli amici Federico e Marco di Nuvistor Club, di cui pubblico doverosamente un articolo dalla personal webpage di Federico Carioligi.

Risorse utili:

Cosa è l’alta fedeltà?

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