1967 – l’amplificatore finale QUAD 303

L’Alta Fedeltà è nata e cresciuta in Gran Bretagna, dove tuttora prospera e cresce con risultati generalmente all’altezza della sua fama ormai più che settantenne. Non avrebbe potuto essere altrimenti: il popolo britannico è da sempre abituato ed educato all’ascolto e alla produzione di musica, anche grazie alla diffusione via etere operata dalla BBC, mentre gli scienziati e i tecnici di sua maestà dimostrano da secoli inventiva e creatività non seconde a nessun altro. Non a caso, la rivoluzione industriale è nata proprio nel Regno Unito, con tutte le innovazioni tecnologiche che ha introdotto nel mondo.

Per molti anni l’unica possibilità realizzativa offerta dalla tecnologia elettronica era rappresentata dalle valvole termoioniche, già “vecchie” di almeno quaranta anni quando nel secondo dopoguerra la vera alta fedeltà muoveva i primi passi, appunto, nel Regno Unito.

L’avvento dei primi transistor al germanio non cambiò molto la situazione: scarsa potenza ed affidabilità non potevano ancora insidiare il predominio valvolare. Ma con gli anni ‘60 arrivarono i transistor al silicio, molto più performanti ed affidabili. Tra i tanti, ce ne fu uno che per costi contenuti e versatilità attrasse le attenzioni di molti progettisti: il 2N3055, che divenne in breve tempo un vero e proprio cavallo da battaglia. Soprattutto quando circa a metà degli anni ‘70 la tecnologia di produzione epitassiale aumentò notevolmente durata e prestazioni di questi dispositivi.

Molti scommisero sulla rapida scomparsa delle valvole termoioniche dalla produzione industriale e dal mercato, soppiantate dai transistor al silicio. Questo fu abbastanza vero per le apparecchiature radio e televisive, per le quali furono rese possibili miniaturizzazione ed economie. Ma non per l’alta fedeltà, dove ancora oggi i tubi vivono alla grande una seconda dorata giovinezza in compagnia dei semiconduttori, senza alcun timore di estinzione.

I progettisti audio di tutto il mondo si misero alacremente all’opera per progettare apparecchi con i nuovi arrivati, sperimentando ogni possibilità di impiego circuitale. In Gran Bretagna e negli USA, poi in Giappone, molte aziende elettroniche si cimentarono nello sviluppo di macchine con i transistor.

Uno dei marchi che ha contribuito ad accrescere e consolidare la “scuola inglese” dell’Hi-Fi è QUAD, acronimo di “Quality Unit Amplifier Domestic”, che alle origini si chiamava “Acoustical Manufacturing Company”. Questa azienda inglese, fondata nel 1936 da Peter Walker, agli inizi si interessava ai sistemi di diffusione sonora pubblica, per poi passare all’Alta Fedeltà nel 1948 con gli amplificatori valvolari QA12. La QUAD annovera tra i prodotti concepiti e prodotti molte innovative pietre miliari, tuttora molto apprezzate e ricercate dagli audiofili vintage.

Nel caso in questione trattiamo di un amplificatore finale molto innovativo per i suoi tempi, in quegli anni ‘60 in cui si resero disponibili i primi transistor al silicio di media e grande potenza affidabili, con caratteristiche superiori a quelli al germanio, primi semiconduttori ad affiancarsi nel mondo dell’elettronica fino a quel momento dominio assoluto dei tubi termoionici.

All’epoca non erano ancora disponibili transistor di silicio di potenza NPN e PNP adeguatamente complementari, soprattutto per i secondi, che non erano altrettanto robusti e performanti come i “fratelli” NPN. Queste nefaste caratteristiche furono compensate negli anni a seguire da nuovi PNP finalmente affidabili. Ma finché questo non si concretizzò, la soluzione consueta per gli stadi finali push-pull a transistor era l’architettura a simmetria quasi complementare. La quale purtroppo non sempre riusciva ad annullare la distorsione di crossover tra i due transistor finali NPN, se non con soluzioni circuitali opportune e spesso geniali. In questa circuitazione, con i necessari accorgimenti per ridurre al minimo o annullare la distorsione di crossover nel passaggio in conduzione tra i due NPN dello stadio finale in push-pull, si cimentarono molti costruttori britannici, non solo di amplificatori. Come la Sinclar di “zio” Clive con gli economici Z30 e Z50, a seguire con la NAIM di Julian Vereker e i primi NAP, le “bistecchiere” Musical Fidelity A1, la Mission con i Cyrus One e Two, e così via. Tutti a simmetria quasi complementare. Che ancora oggi suonano benissimo, piacevolmente e alla faccia dei denigratori del siliciume non complementare.

In questo contesto Peter Walker ebbe la trovata, direi geniale, di migliorare lo stadio finale basato su una coppia di NPN a simmetria quasi complementare con un doppio stadio di transistor pilota di bassa – media potenza effettivamente complementari, in pratica un super emitter-follower con guadagno quasi unitario, in modo da velocizzare la commutazione di conduzione tra i finali di potenza e quindi annullare la distorsione di crossover. Era nata la “tripletta”.

Dal 1967 al 1985 furono prodotti circa 94.000 esemplari di QUAD 303, una cifra considerevole.

Con questo ottimo finale la QUAD proponeva in accoppiata il pre 33, che tuttavia, seppur prodotto in circa 120.000 pezzi, non ha goduto tra audiofili e tecnici della stessa incondizionata fama del 303.

Tuttavia, il 303 e anche la “sua” control unit 33 sono ancora oggi ambitissimi dagli audiofili vintage, per niente intimiditi dai nipoti più moderni e sofisticati, al cui confronto non sfigurano affatto.

La fama e le qualità indiscusse di questo modello della QUAD sono ben note anche in Italia, dove purtroppo non sono molti i pezzi disponibili nel mercato vintage. Come accade per altre macchine famose e ottime di prestigiosi marchi internazionali, ma difficilmente reperibili, l’audiocostruttore audiofilo è spesso interessato a costruirne copie, con componenti attuali e magari con piccole modifiche migliorative. Si tratta di mettersi in gioco per ottenere repliche funzionanti e suonanti come e, possibilmente, meglio dei vetusti originali.

Anni fa mi sono avventurato nella costruzione da zero di una replica di questo finale. Le uniche variazioni hanno interessato i condensatori elettrolitici lungo il percorso del segnale, sostituiti con nuovi a dielettrico in polipropilene, quelli di alimentazione e di accoppiamento (maggiore capacità e più performanti), i transistor, compatibili con gli introvabili originali e i 2N3055 più recenti della ST Microelectronics, Il risultato è sorprendentemente in linea con le aspettative, a ulteriore conferma della validità attuale di questo vecchio schema ormai più che cinquantenne.

Azzardo anche un pensiero del tutto personale: i 2N3055 (e non solo) prodotti 50 anni e passa fa hanno ancora caratteristiche misurabili di tutto rispetto, ma probabilmente le tecnologie più recenti hanno consentito versioni più performanti dal punto di vista audio. Impiegare transistor vintage è certamente corretto dal punto di vista del restauro conservativo, ma forse non lo è per le repliche contemporanee realizzate con intenti anche migliorativi.

A conferma che certe vecchie macchine Hi.Fi conservano eternamente il loro fascino, l’attuale QUAD all’High End di Monaco, maggio 2024, ha annunciato i nuovi QUAD 33 e 303, pre e finale, con vesti esteriori molto allineate con i loro nonni della seconda metà degli anni 60, ma verosimilmente con circuiterie moderne. Entrambe i nuovi QUAD presentano infatti sul retro ingressi bilanciati e altro. Purtroppo l’annuncio a Monaco, con la presentazione “statica” del 33 e 303, è stata abbottonatissima. Soltanto tra qualche mese si saprà di più, sul sito della QUAD Hi-Fi per i nuovi “non vintage” è ben visibile un “cooming soon” e nulla più. Il blasonato marchio inglese ormai fa parte della International Audio Group , con sede centrale in Cina, a Shenzen, che è proprietaria di tanti altri celebri marchi come Warfedale, Mission, Leak, Castle, Luxman e altri. Il gruppo cinese ha anche prodotto con QUAD una versione moderna e con nuovo design del mitico QUAD II valvolare. Caratteristiche tecniche, progettuali e acustiche di questi pre e finale resteranno sconosciute fino, si spera, alle rivelazioni tra fine estate e inizio autunno 2024. Attendiamo curiosi.

Luciano Calvani

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