Vimercate (MB), 21 giugno 2026
Il 21 giugno 2026 una piccola delegazione del Nuvistorclub (Luciano Calvani, Marco Franchi, Mirco Minosi, Pierfrancesco Salutini) è stata ospite nel laboratorio R&D Acoustics & Perception Lab dell’ing. Mario Marcello Murace.
Mario Marcello Murace è il co-fondatore di CHARIO con Carlo Vincenzetto nel settembre del 1974, ed è in assoluto uno dei migliori progettisti italiani di diffusori del settore Consumer Audio Hi-Fi.
Murace ha progettato i diffusori Chario nel rispetto dei principi della psicoacustica, con la massima attenzione verso l’ascoltatore e i limiti fisiologici naturali nella percezione acustica e musicale che ognuno di noi ha, anche nelle migliori condizioni fisiche del proprio udito. Il quale ha per natura limiti fisiologici che non ci permettono sempre di distinguere correttamente le frequenze, le risonanze e la provenienza di origine. In altre parole, a noi umani riesce spesso difficile l’interpretazione dei suoni, sia semplici che complessi come in una esecuzione musicale. Non si tratta tanto di problemi di riproduzione più vicini possibili alla realtà, come vorrebbe la vera Alta Fedeltà, ma della difficile capacità degli impianti di rappresentare la scena musicale reale, con la netta distinzione e percezione di strumenti e voci.
I suoi studi, con le necessarie sperimentazioni, hanno reso possibile la realizzazione di diffusori in grado di migliorare la percezione musicale di ascolto in termini di riproduzione, localizzazione spaziale delle sorgenti sonore e intensità acustica percepita priva di sovrapposizioni non desiderabili.
Murace ha curato in ogni suo diffusore la qualità della riproduzione, non limitando l’attenzione alle più alte caratteristiche tecniche possibili, ma soprattutto con il miglior indirizzamento acustico verso gli ascoltatori. Si badi bene: non un singolo ascoltatore, come accade nella maggior parte degli impianti domestici dove il proprietario è di solito l’unico ascoltatore situato nel punto migliore della stanza, ma ascoltatori al plurale, così come avviene normalmente negli auditorium e sale per concerti. Occorre ricordare che l’alta fedeltà non può limitarsi alla migliore rappresentazione possibile dell’originale, ma dovrebbe anche ricostruire la realtà acustica offerta al pubblico distribuito nelle poltrone delle sale da concerto e negli auditorium.
L’ing. Murace non è soltanto un eccellente progettista, ma anche un ricercatore nel campo dell’acustica applicata alla riproduzione musicale. Lo dimostrano i diversi brevetti sulle sue soluzioni per i diffusori Chario, tutti mirati ad ottenere una riproduzione il più ideale possibile per le imperfette capacità di ascolto umane.
È noto infatti che la nostra percezione audio ben tollera alcune distorsioni, come quelle relativamente elevate degli amplificatori valvolari, di cui gradisce il suono, percependole come gradevole ed eufonico. Al contrario degli amplificatori a semiconduttori, o addirittura in classe D, spesso recepiti come troppo freddi, rigorosi e per nulla “eufonici”.
Per questo, nella progettazione dei diffusori Chario, Murace ha dedicato molta attenzione per rendere meno ostica all’ascoltatore la gamma medio-alta dei diffusori, tramite il corretto posizionamento degli altoparlanti sul diffusore e l’indirizzamento delle basse frequenze per non coprire, come spesso accade, le frequenze medio-alte. Questa attività di studio e ricerca ha prodotto alcune tecnologie proprietarie dell’ing. Murace, ciascuna tendente a migliorare riproduzione e ascolto:
NRS Superficie quasi riflettente
Per riprodurre nel modo migliore possibile le frequenze da 50 a 170 Hz, cioè nel primo ottavo dello spettro audio, Chario ha sviluppato con succcesso la tecnica (Near Reflective Surface), con la quale il subwoofer sfrutta le riflessioni sul piano di appoggio orizzontale. Il posizionamento verticale del subwoofer permette di ridurre lo spostamento del cono con adeguata pressione sonora e a parità di distorsione. Contemporaneamente, permette di ottenere dal woofer frontale una maggiore precisione della gamma medio-bassa, con minore carico e minore distorsione.
LFR Riduzione dell’affaticamento dell’ascolto
Gli ascolti prolungati a livelli sonori elevati, le pareti del locale che riverberano le onde sonore in modo incontrollato, l’errato o imperfetto posizionamento dei diffusori sono alcune delle cause all’origine dell’affaticamento durante l’ascolto, perché costringono a “decodificare” faticosamente e con difficoltà ciò che, in modo disordinato ed eccessivo, arriva alle orecchie.
Chario si è pertanto impegnata a trovare soluzioni per rispettare la fisiologia uditiva umana, non lineare, che mal tollera pressioni acustiche ingiustificate e la confusione della riproduzione per motivi ambientali.
Questi accorgimenti fanno parte della tecnologia Listening Fatigue Reduction riguardano:
- la Modellazione Psicoacustica: progettare i diffusori in modo da compensare gli intervalli dello spettro acustico in cui l’orecchio umano perde sensibilità o si affatica più facilmente.
- Il Controllo dell’energia ambientale: studiare e correggere le riflessioni dannose delle pareti domestiche, che alterano il suono e costringono il cervello a un superlavoro di decodifica.
- La Configurazione proprietaria degli altoparlanti: studiare il miglior posizionamento di woofer e subwoofer, per esempio nella parte inferiore o posteriore del cabinet, per aumentare e migliorare la localizzazione e la spazialità dell’informazione acustica.
WMT Woofer Midrange Tweeter
I diffusori a due vie spesso evidenziano difficoltà nella riproduzione della gamma media, quella cioè dove troviamo moltissimi strumenti musicali e la voce umana, una sezione importantissima e predominante dello spettro audio da riprodurre. Questo avviene a causa delle caratteristiche della rete di crossover, a prescindere dal tipo di ordine del filtro, e della risposta in frequenza di woofer e tweeter,
La soluzione più ovvia a questo limite è rappresentata dai diffusori a tre vie. Ma anche in questi casi si hanno limiti dovuti proprio alla seconda frequenza di incrocio, introdotta necessariamente per il midrange. Il risultato più comune è un miglioramento rispetto ai sistemi a due vie, ma ancora con problemi di sovrapposizioni delle gamme audio medio-alte riprodotte da midrange e tweeter. Questi problemi determinano un ascolto spesso non piacevole per le interferenze tra i due trasduttori delle frequenze medio-alte. Purtroppo, non vengono mai risolti in modo soddisfacente, anche con reti di crossover perfettamente progettate e con la massima ripidità di attenuazione delle frequenze di incrocio. L’ing. Murace ha trovato una soluzione facendo “lavorare” il midrange in modo quasi autonomo da woofer e tweeter, collocandolo tra i due in un intervallo di una sola ottava, con una risposta di livello e di pendenza più bassa. Woofer e midrange operano come in un due vie classico, ma con una pendenza di crossover molto ripida e, soprattutto, con un “buco” di riproduzione audio proprio nella gamma media. Questa è ovviamente affidata al midrange, che si colloca, appunto quasi in modo autonomo, nel mezzo della banda riprodotta, con pendenza di crossover molto meno ripida rispetto ai due trasduttori estremi, e con livello audio leggermente più basso. In questo modo Murace è riuscito a ridurre drasticamente le interferenze tra woofer e tweeter presenti nei due vie, e a dare maggiore dettaglio alle medie, senza interferenze e quindi con ascolti molto più gradevoli per il nostro udito non lineare.
Questa tecnica è presente, per esempio, nei diffusori HIPER 3, tre vie con frequenza di crossover a 1 kHz tra woofer e tweeter a -12 dB, con il midrange che si inserisce tra i due con un filtro passabanda 700 – 1.500 Hz a soli 6 dB di pendenza. Per ulteriori dettagli, caratteristiche e prove di laboratorio si rimanda all’articolo del grande e compianto Renato Giussani, pubblicato da AudioReview nel numero 59 di marzo 1987, e consultabile anche on-line a questo link: www.audioreview.it/prove/diffusori/chario-hiper-3.html
Con questa filosofia di progettazione ogni trasduttore del sistema a tre vie lavora al meglio nel proprio intervallo acustico: il woofer principale e il subwoofer inferiore migliorano la risposta alle basse frequenze senza interferire o sovrapporsi al midrange, grazie anche alla ottimale e non invasiva diffusione delle basse frequenze; il midrange può riprodurre le frequenze medie al meglio della percezione acustica umana, ed insieme con il tweeter distribuiscono il suono in modo più uniforme nell’ambiente di ascolto.
Murace sostiene, condivisibilmente, che l’ascolto non sia dovuto soltanto ai nostri orecchi sensori e ai nostri “circuiti” cerebrali, ma anche all’influenza non indifferente del nostro corpo. Noi siamo fatti per il 50-60% di acqua, con una struttura che separa in modo significativo la testa, dove sono le orecchie, dal resto del corpo, in cui il tronco e il torace possono influenzare anche non lievemente la nostra percezione di ascolto. Questo è dovuto all’influenza delle frequenze di risonanza del nostro corpo, modificate dalla presenza stabile di acqua nei tessuti e negli organi interni.
Mario sostiene, a ragione, che la conoscenza non sempre viene condivisa, oppure viene diffusa in parti scollegate tra di loro, difficilmente relazionabili. Quindi conoscenza poco funzionale o con “false link” che portano a comprensioni errate. Nel campo dell’acustica e dell’alta fedeltà ciò conduce ad errate, spesso arbitrarie, interpretazioni delle teorie, con risultanti pratici spesso disastrosi.
Dal 1992 Mario Marcello si occupa di sperimentazione in Acustica Percettiva, e insegna Psicoacustica nei Corsi Professionali di Musicoterapia. Ha collaborato in passato con noti musicisti pianisti e con l’Università Statale di Milano. La musicoterapia può contribuire a curare alcune patologie psicologiche o neurali, purché l’approccio sia realizzato con tipi di musica adatti alla necessità (strumenti, generi, ecc.).
Le percezioni musicali individuali sono indipendenti dal livello culturale musicale di ciascuno, e sono soprattutto legate ai ricordi acustici anche remoti e inconsapevoli. La percezione musicale è sensazione, emozione, sia positiva che negativa, e varia di effetti da persona a persona, anche per lo stato emotivo del momento.
CONCLUSIONI
Mario Marcello Murace ha dedicato anni del suo lavoro di ricerca per individuare le migliori soluzioni per risolvere ed ottimizzare l’acustica ambientale. Oggi, con la visita al suo laboratorio, grazie alla “lectio magistralis” che ci ha impartito abbiamo constatato e capito che i problemi acustici di qualsiasi ambiente dedicato all’ascolto musicale, domestico e non, si risolvono con accorgimenti che possono essere in contrasto con la tendenza generalizzata di moltissimi audiofili. Quasi sempre si ritiene di migliorare la resa acustica con materiali fonoassorbenti, in quantità e collocazioni talvolta esagerate. Smorzamento acustico, eliminazione delle onde stazionarie, dei riverberi e risonanze sono accorgimenti sovente indispensabili, ma non sempre risolutivi. Per esempio, un tappeto posto nell’area di fronte ai diffusori è molto raccomandabile, così come uno o più risonatori di Helmholtz per il controllo di basse e medie frequenze.
Ma il risultato sorprendente è stato quello al quale abbiamo assistito di persona, durante l’ascolto di un assolo, registrato con la tecnica LSArray e tramite un set multiplo di microfoni proprietari, eseguito da un Maestro musicista sul pianoforte Shigeru Gran Concert del medesimo studio dell’ing. Murace.
Noi partecipanti all’incontro, siamo stati tutti meravigliati dall’ascolto ottenuto con superfici acusticamente riflettenti disposte sul soffitto e sulle pareti laterali, quindi in totale contrapposizione a quelle assorbenti, più diffuse negli impianti domestici, e non solo. I diffusori, ovviamente progettati e costruiti da Mario Marcello nel rispetto delle sue teorie enunciate precedentemente, erano orientati tradizionalmente verso il vertice del triangolo in cui si pone solitamente l’ascoltatore. Grazie alle superfici riflettenti sapientemente disposte, la qualità della riproduzione era perfettamente identica in qualsiasi punto del “fronte di ascolto” che copre tutto l’arco tra i due diffusori, non più soltanto alla sommità del triangolo ai cui angoli della base in cui essi sono situati. Pur spostandoci fisicamente lungo questo “fronte di ascolto”, e anche sulle linee parallele posteriori, l’ascolto rimaneva incredibilmente immutato.
La soluzione può far pensare ai soffitti delle migliori sale di auditorium, come la Sala Santa Cecilia dell’Auditorium di Roma, o la Gianni Agnelli del Lingotto di Torino, nelle quali i pannelli riverberanti servono appunto a diffondere il suono generato dall’orchestra uniformemente a tutti gli ascoltatori del pubblico, ovunque essi si trovino nella sala. Ma qui eravamo di fronte a una geniale, ma non eccessivamente complessa, soluzione progettata, realizzata e sperimentata con successo da Mario Marcello Murace, e adattabile ad altre situazioni anche domestiche, purché dedicate esclusivamente all’ascolto musicale.
Gli ambienti delle nostre case, come i soggiorni in cui sono installati i nostri impianti, sono spesso destinati a normali usi sociali, e perciò difficilmente fruibili per modifiche per l’acustica ambientale, se non a rischio di gravi conflitti in famiglia. I fortunati che invece hanno a disposizione un ambiente esclusivo per gli impianti di alta fedeltà e l’ascolto, potrebbero valutare l’introduzione ben progettata delle filosofie di psicoacustica dell’ing. Murace, combinando razionalmente fonoassorbenti, risonatori e pannellature riverberanti. Con risultati impensabili con i metodi tradizionali che noi audiofili già conosciamo.
Luciano Calvani

(da sx: Pierfrancesco Salutini, Luciano Calvani, ing. Mario Marcello Murace, Mirco Minosi, Marco Franchi)




